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Si sente spesso dire da persone poco informate che oggi laurearsi non serve a nulla perché i laureati restano disoccupati. É falso.
I dati mostrano che il tasso di occupazione dei laureati è superiore a quello delle persone in possesso di titoli di studio inferiori e che i primi trovano lavoro in tempi più brevi rispetto ai secondi. Questo fenomeno viene attribuito al sempre più intenso processo di cambiamento tecnologico e alla crescente divisione del lavoro, che comportano un progressivo slittamento della domanda verso personale a più alta qualificazione professionale. In ogni caso, il vantaggio che deriva dalla laurea risulta soprattutto nel medio-lungo termine di una vita professionale.
Prendendo in considerazione la popolazione di 35-54 anni, la proporzione di occupati è pari al 90,7% per i laureati e all’82,6% per i diplomati. Un recente studio che ha interrogato circa 30.000 giovani che hanno conseguito la laurea specialistica nel 2007 ha stabilito che a distanza di un anno dalla laurea solo il 19% era ancora in cerca di occupazione, mentre fra i laureati pre-riforma del 2005 il tasso di disoccupazione a tre anni di distanza è solo del 10%.
L'unico elemento di verità in questa diceria è che oggi non serve più il solo "pezzo di carta". Non si può scegliere un percorso di studi pensando solo se è facile o difficile, cercando di arrivare alla laurea schivando ogni difficoltà, magari ricorrendo agli istituti privati di ripetizioni che non insegnano nulla al di fuori dei trucchi per superare gli esami.
Come è da stupidi iscriversi a una palestra per mettersi a dormire in un angolo mentre gli altri fanno gli esercizi, così si deve scegliere quali studi fare e dove pensando alle opportunità di imparare che ciascuna Facoltà offre.
:: Statistiche sui laureati (tratte dall’indagine Istat “Università e Lavoro 2009”)